22 ottobre 2002: il punto della situazione

 

A circa 10 mesi dall’apertura ufficiale della crisi finanziaria della Repubblica Argentina sembra opportuno fare il punto della situazione circa:

 

 

 

Le informazioni disponibili

 

Fin dallo scorso dicembre la stampa specializzata periodicamente si è occupata di questa vicenda, registrando ogni volta, per lo più, l’aggravarsi della situazione e commentando in vario modo le posizioni espresse dai diversi protagonisti: dal Fondo monetario ai soggetti politici argentini ed anche europei.

Siamo ormai abituati a leggere di diverse ipotesi risolutorie, dalle più ottimistiche alle più pessimistiche, ma quel che sarebbe bene che venisse detto è che in effetti nessuno sa quali potranno essere gli sbocchi della vicenda e, in particolare, quale potrà essere la reale sorte dei denari che i risparmiatori italiani hanno affidato allo Stato argentino. Si tratta, infatti, di un complesso problema che coinvolge aspetti di politica e di finanza internazionale, la cui composizione avverrà sicuramente su tavoli che ospiteranno trattative anche di più ampio respiro.

Abbiamo ricevuto la massima disponibilità da parte dell’Ambasciata Argentina a Roma e dello stesso Ministero dell’Economia di Buenos Aires. Entrambi questi nostri interlocutori ci hanno ripetutamente garantito che l’Argentina intende rispettare i propri impegni verso i creditori esteri, garantendo a tutti la parità di trattamento nell’ambito di una soluzione complessiva la cui individuazione, però, richiederà tempi non brevi.

Siamo stati tempestivamente informati che molto dipenderà anche dall’esito delle elezioni politiche che si svolgeranno nel prossimo mese di marzo, precedute da consultazioni primarie previste entro la fine di questo anno.

Periodicamente si ha notizia di isolati tentativi posti in essere da talune province della Repubblica Argentina per risolvere in modo autonomo i rispettivi problemi di indebitamento, anche proponendo ai creditori ipotesi di soap apparentemente vantaggiose: iniziative, queste, che vengono immediatamente pubblicizzate e rappresentate come prova evidente che esiste la strada per risolvere il problema che ci interessa, ma che poi inevitabilmente si risolvono in un ulteriore inadempimento. Recentemente alcuni personaggi della finanza internazionale e taluni politici argentini hanno espresso il loro punto di vista in merito ai verosimili "tagli" che i creditori, specie i privati risparmiatori, dovranno subire all’esito dei negoziati che concluderanno la fase di ristrutturazione del debito estero: terrorismo o estremo realismo?

Da quanto sopra emerge che il quadro delle informazioni disponibili, provenienti dalle più svariate fonti e caratterizzato da un’estrema fluttuabilità e contraddittorietà, non può essere certamente considerato attendibile o comunque essere assunto come traccia per anticipare il risultato che effettivamente sarà.

Qualcuno alla fine sosterrà di aver correttamente previsto il finale di questa sventura, ma questa è cosa assolutamente certa, visto che finora tutti hanno detto tutto e il contrario di tutto.

La realtà è che la conclusione di una crisi politico finanziaria di così vasta portata, e che coinvolge tutta l’area sudamericana, è tutt’altro che prevedibile, poiché dipende da una rilevante serie di variabili internazionali articolate e complesse.

Il Comitato riceve ogni giorno per via telefonica e tramite posta elettronica, numerosissime richieste di informazioni e di previsioni circa le prospettive, alle quali richieste cerca di rispondere tenendo conto della effettiva realtà dei fatti, evitando di far nascere aspettative ingiustificate.

Sta diventando sempre più difficile, per ovvi motivi organizzativi, rispondere direttamente a tutti i richiedenti (molti dei quali, tra l’altro, sottopongono problemi di natura personale sui quali è tecnicamente impossibile prendere una posizione) e pertanto si ribadisce la necessità di ricorrere alla consultazione del sito internet appositamente istituito per fruire degli aggiornamenti possibili.

Da taluni si rimprovera il Comitato di non essere tempestivo e prodigo di "notizie".

Al riguardo, sarebbe bene che chi muove tali critiche tenesse presente che il Comitato non è innanzitutto una fonte giornalistica e che poi ritiene di fornire solo notizie basate su presupposti verificati, evitando altresì commenti e previsioni generaliste, senza quindi avere la pretesa di pubblicare ogni giorno una pagina di aggiornamento sul sito internet.

 

 

Le altre iniziative assunte direttamente o indirettamente dai risparmiatori

 

Dall’inizio dell’anno, dopo la costituzione del nostro Comitato quale primo ed unico organismo privato ufficialmente rappresentativo di interessi propri diretti (quali sono quelli dei promotori del Comitato solidaristico e degli aderenti che via via ne entrano a far parte) sono sorte talune iniziative sul piano collettivo ed individuale. Quelle di maggior peso sono le seguenti.

Sul piano collettivo, risulta la presenza di un organismo di coordinamento delle associazioni dei consumatori che sembra aver impostato la propria linea di azione sull’addebito al sistema bancario di una sorta di "corresponsabilità" nella causa che ha determinato il danno subìto dai risparmiatori. Abbiamo già avuto modo più volte di esprimere la nostra non condivisione di questo atteggiamento, perché tecnicamente non sostenibile, sebbene in qualche episodio, ma da valutare caso per caso, sia possibile che sussista la responsabilità del singolo istituto di credito per inadempienza di specifiche condizioni contrattuali.

Sempre sul piano collettivo, è di pochi giorni la notizia che l’ABI ha promosso, a seguito dell’incontro che abbiamo avuto a Londra il 10° settembre u.s. con il Sottosegretario argentino alle finanze Nielsen, la costituzione di un’apposita associazione di banche finalizzata a promuovere la raccolta di deleghe presso i clienti delle stesse banche per rappresentare i risparmiatori, in modo centralizzato in vista del prossimo negoziato per la ristrutturazione del debito estero argentino. Di questa iniziativa dell’ABI tratteremo più diffusamente nella pagina informativa successiva alla presente e pubblicata sul sito in pari data.

Sul piano individuale, risale agli inizi della scorsa estate la notizia, diffusa con risalto di mezzi di stampa, dell’avvio di taluni casi di contenzioso giudiziario verso la Repubblica Argentina attraverso lo strumento del decreto ingiuntivo finalizzato ad ottenere il sequestro dei beni del debitore, onde conseguire la soddisfazione individuale del credito vantato. Anche in questo caso, pur non negando la suggestione stimolata da tale iniziativa, abbiamo avuto modo di evidenziare come la stessa, tecnicamente possibile secondo il nostro ordinamento civile, sia destinata molto probabilmente a restare priva di effetti concreti per la materiale inesistenza in tutto il territorio europeo, di beni della Repubblica Argentina da aggredire per avere soddisfazione. Tanto è che ad oggi, nonostante l’attivismo dei promotori della citata iniziativa, non sembra essersi conseguito alcun risultato concreto. Da tener infine presente che, come evidenziato dai numerosi aderenti che hanno interpellato il Comitato in merito, le iniziative giudiziarie del tipo di cui trattasi hanno un costo immediato che deve essere sopportato dal singolo ricorrente per onorari e diritti di causa.

 

 

Le iniziative a livello pubblico

 

Per quanto ci consta, il Governo italiano ha preso atto e consapevolezza fin dall’inizio dell’anno della entità economica e della portata sociale del grave fenomeno negativo che ha investito i 350.000 risparmiatori italiani. Noi stessi abbiamo fin dallo scorso gennaio rappresentato al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio ed a membri del Governo la particolare situazione che si era creata improvvisamente a seguito del default.

Abbiamo notizia che il Governo italiano sia più volte intervenuto presso il Governo della Repubblica Argentina per sollecitare azioni positive per il rispetto e la tutela dei cittadini italiani, anche in occasione degli incontri recentemente avuti per la definizione di rapporti commerciali tra i due Paesi. Analogo intervento ha compiuto presso gli Organismi finanziari internazionali.

Anche la Commissione europea, alla quale abbiamo inoltrato specifico e circostanziato ricorso per ottenere la tutela diplomatica di cittadini comunitari incisi nei loro diretti ad opera di Paesi extracomunitari, ha avviato azioni di sensibilizzazione verso l’Argentina per una corretta impostazione della soluzione da dare al problema del debito estero.

Con l’approssimarsi del momento di reale inizio delle trattative per la ristrutturazione del debito che vedrà la partecipazione della Comunità internazionale sia sotto il profilo politico che finanziario, sarà opportuno rinnovare il sollecito ad intervenire per le nostre Autorità governative e per quelle Comunitarie.

A questo proposito, il Comitato ritiene che possa essere opportuno che ciascun aderente, e comunque ciascun risparmiatore interessato, invii tramite posta prioritaria una propria lettera al Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, ed anche al Presidente della Commissione Europea, Prof. Romano Prodi, al fine di partecipare in modo evidente e numericamente massiccio il disagio che ciascuno degli interessati sta subendo. Il facsimile della lettera tipo da inviare è contenuto in una delle successive pagine informative pubblicate sul sito in data odierna, che può essere da ciascuno liberamente utilizzata.

 

 

Prospettive

 

Dopo quanto detto sopra, appare evidente come non sia lecito ragionevolmente immaginare prospettive assolutamente "miracolistiche" o assolutamente "catastrofali".

Il problema vero e reale che ha scatenato il default argentino è di tipo politico, prima ancora che economico e finanziario, ed è altrettanto vero che il problema Argentina è uno degli elementi che costituisce condizionamento di rilievo nell’equilibrio che dovrà o potrà avere il Sud America nel suo complesso.

Ciò pertanto richiederà il necessario intervento della Comunità politica internazionale che, come ogni intervento politico, produrrà soluzioni di mediazione e compromesso che probabilmente non saranno di completa soddisfazione per tutte le parti in causa.

E’ bene quindi non coltivare illusorie aspettative, né cercare soluzioni soddisfacenti al di fuori dell’ambito delle istituzioni.

Istituzioni che dovranno pur tenere nel debito conto il peso delle 350.000 famiglie coinvolte in questa vicenda in modo incolpevole, e che attendono la giusta attenzione e rispetto per i propri diritti posti in pregiudizio.

Il Comitato, dal canto suo, proseguirà nella direzione scelta fin dall’inizio, e, cioè, intervenendo sempre più attivamente proprio presso quelle istituzioni, nazionali ed internazionali, che hanno il compito e l’obbligo costituzionale di tutelare nella miglior maniera possibile gli interessi dei propri rappresentati.